05/11/2009
Ma poi, al di là della colossale stronzata del crocifisso che non è un simbolo religioso ma culturale, una posizione da mercanti nel tempio che fa ribrezzo perfino a un ex cattolico come il sottoscritto; al di là dell'altra ridicola fesseria, quella che fa all'incirca "allora togliamo anche il Natale", che c'entra come i cavoli a merenda ma che varrebbe la pena di tentare solo per sentirli poi piagnucolare che il Natale non è una festa religiosa ma solo un'antica tradizione tipica della cultura italiana; al di là delle patetiche provocazioni di chi propone allora di demolire le chiese costruite sul pubblico suolo, come se fosse la stessa cosa, e come se per costruire un immobile di qualunque tipo non si pagassero al Comune gli oneri di urbanizzazione e le apposite imposte (certo, c'è chi non le paga: indovinate un po' chi).
Al di là di tutto questo, quanto è arrogante l'atteggiamento di chi pretende di dimostrare che il crocifisso può rimanere appeso perché "non offende nessuno"? Portano anche gli esempi: ehi, guardate, a Natalia Ginzburg non dà fastidio, al tale esponente musulmano non dispiace. Ecco, non è così che funziona. Non è che per dimostrare che non si offende "nessuno" basta l'esempio dei non offesi. Al contrario, se la logica non è un'opinione, per smentirlo basta che si ritenga offesa una sola persona: ad esempio, la signora Lautsi. Che magari è ipersensibile, magari non è gentile e tollerante abbastanza, magari per voi non ha riflettuto a sufficienza sull'evidente carattere folkloristico di Gesù Cristo morto in croce, ma non mi pare che si meriti di essere trattata come se fosse "nessuno".