Genesi, 5-6-7-8
Riassunto delle puntate precedenti: dopo aver maledetto Adamo ed Eva, Dio maledice pure Caino per aver ucciso il fratello. Quando si dice che l'unico uomo buono è quello morto.
Passando da Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme e Lamech (età media 837 anni: beccati questa, Luca Sofri), arriviamo a Noè. Noè vive in un'epoca orribile, in cui gli uomini hanno preso a moltiplicarsi e ad accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. Dio non è affatto contento di questa situazione: la soluzione migliore che gli viene in mente è: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti". Strano perché di solito è sempre così pacato.
Noè, splendido cinquecentenne, tre figli (Sem, Cam e Iafet), è l'unico tra i suoi contemporanei a non accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. La sua scarsa vita sessuale gli guadagna la stima del Signore, che decide di salvarlo (e questo è un po' il grande messaggio di speranza della Bibbia, se vogliamo). Ecco il piano: Noè dovrà costruire un'arca lunga centocinquanta metri, larga venticinque e alta quindici; farci un tetto, una porta e dividerla in tre piani. Dentro ci andranno lui, sua moglie, i figli e le mogli dei figli, nonché un paio di milioni di animali di ogni dimensione. Ah, e ovviamente scorte di cibo per tutti. Noè trova tutto ciò molto ragionevole, e costruisce l'arca.
Il Signore poi rispiega tutto quanto, ma stavolta pretende sette coppie per ogni specie monda. Questo, anche supponendo che solo metà delle specie sia monda, porterebbe il numero di animali nell'arca a sette-otto milioni: non c'è da stupirsi che questa nuova versione del piano sia lasciata ben presto cadere nel vuoto. Il seguito della storia è un complicato intreccio temporale stile Pulp Fiction. La sequenza è più o meno questa: viene il diluvio; Noè entra nell'arca; gli animali entrano a due a due nell'arca; dopo sette giorni "le acque sono sopra la terra"; nel tale giorno e nel tale mese del tale anno "si aprono le cateratte del cielo"; piove per quaranta giorni e quaranta notti; Noè entra nell'arca; gli animali entrano a due a due nell'arca; si chiude la porta dell'arca; piove per quaranta giorni; muoiono tutti gli uomini e gli animali sulla terra; le acque restano alte per centocinquanta giorni.
Tutto molto chiaro. Un bel giorno, comunque, Dio si ricorda di chiudere ste cateratte, e dopo centocinquanta giorni le acque cominciano a ritirarsi e l'arca si posa sul monte Ararat. Dopo quaranta giorni (ok, questa cosa dei giorni comincia a darmi sui nervi) Noè apre la finestra e fa uscire un corvo per vedere se le acque si sono ritirate. Poi fa uscire una colomba, ma quella non trova di che posarsi e torna da lui. Dopo altri sette giorni la fa uscire di nuovo, e quella torna con un ramoscello d'ulivo, buon segno. Altri sette giorni, la fa uscire di nuovo e quella non torna più: la terra è asciutta, possono uscire, Noè sacrifica un sacco di animali al Signore, tra cui un rarissimo pescranzio maschio e l'ultima coppia di dinosauri, il Signore promette di non farlo mai più e vissero tutti felici e contenti. Tutti tranne il corvo, che non si sa che fine abbia fatto.
(continua)